fiorire e disertare
Appunti di una rabdomante senza mappe
Consiglio d’ascolto durante la lettura: An Arc Of Doves - Brian Eno - Harold Budd
In giardino la magnolia è sbocciata. Un fatto semplice che ogni anno mi pare un miracolo. Mi sono seduta lì sotto, tra l’avorio e il rosa, senza fare nulla, sul muretto umido dove il muschio verdissimo fa da tappeto.
Ho pensato che quel fiorire è tutto ciò che mi permette ancora di abitare la città. Se la pianta dovesse morire, io me ne andrei; sarebbe il segnale ultimo della mia resistenza. Abitare qui, ora, è una costrizione accettata; questa fioritura è il mio presidio. Una bellezza che mi riconsegna al semplice, al necessario.
Fermarsi sotto i rami — in una contemplazione che non genera profitto né dati — è la mia forma di diserzione. Abitare il margine interno, il giardino, lontano dal centro dove tutto brucia e si consuma. È il sesto paesaggio: stare con l’invisibile che informa tempo e spazio. Frequenze deliziose.
Diserto, slego l’intreccio, sciolgo la composizione.
La composizione di questo tempo è una formula che abito a fatica. Un nucleo denso, stupido. È lo stesso groviglio di rovi che tornava nei sogni di bambina, nelle notti di febbre.
Forse abbiamo tutti la febbre, in questo tempo.
Ci portiamo fuori comunque, bambini malati trascinati a scuola. Ci portiamo fuori con un rumore da baracca, con tutto quel dire le proprie stupide cose; la bigiotteria dell’anima esposta in vetrina, uno sferragliare di finto oro.
La mandorla, il fuoco centrale, il palpito dell’origine. La O che è Origine e Oro. Si nasconde come un capriolo nel cuore del bosco. Sta lì, accucciata con la precisione della sezione aurea, come la fiammella che accendo ogni mattina, quando è ancora buio.
Sotto i rami, sciolgo l’incantesimo. Resto nell’incanto del sensibile, rabdomante senza mappe. L’orizzonte torna a essere una linea pulita.
In questo vuoto inaugurale la vita riprende una forma differente. Mentre le grandi strutture vacillano, restano i gesti minimi. Aver cura di un angolo umido di terra. Guardare il movimento della luce. Stare nel proprio corpo, senza chiedere che sia altro da ciò che è.


